Vette in Vista 16^ edizione dal 13 al 15 marzo – The Space Cinema Terni

 

La montagna e il senso di resistenza, quando il limite diventa libertà                                                                                                                Angela Torri

viv-2026-web-01-l L’edizione di Vette in Vista 2026 nasce da un doppio respiro, il desiderio profondo di vivere le terre alte in modo libero, consapevole, rispettoso e la capacità di affrontare le avversità dentro e fuori l’ambiente alpino, senza perdere la fantasia. Uno dei molteplici fili che caratterizzano la trama del programma di quest’anno è la libertà di camminare, salire, esplorare, scegliendo il proprio passo, il proprio orizzonte. Una libertà che non è evasione, ma assunzione di responsabilità dei limiti e del dialogo continuo con l’ambiente. Accanto ad essa la resistenza che la montagna chiede a chi la vive, e quella che restituisce come insegnamento universale per la vita. Il format ormai consolidato propone proiezioni cinematografiche dal Trento Film Festival e da altre Case di Produzione, film che ci rimandano a montagne attraversate con lentezza e rispetto per gli equilibri ambientali e le comunità che le abitano; presentazioni di  libri in cui la forza umana di resistere e lottare per i propri ideali ed obiettivi diventa stimolo potente di racconto; incontri con autorevoli protagonisti dell’alpinismo contemporaneo, voci fuori dal sistema mediatico, in direzione opposta al mito del ‘no limits’.Partiremo con Silvia Loreggian alpinista e guida alpina in costante ricerca, guidata dal suo approccio olistico e di dialogo rispettoso con la montagna; rifletteremo con lo storico dell’alpinismo, alpinista e guida alpina Alessandro Gogna sull’etica del ‘come’ che è più importante del ‘cosa’, andremo infine nell’‘oltre’ dell’alpinista – scrittore, guida  alpina Hervé Barmasse che insegue sogni senza perdere di vista la realtà, perché l’avventura e la vera libertà in montagna non esistono senza l’accettazione e la comprensione del limite sia fisico che morale. Un programma dunque, che è lungi dal celebrare l’impresa e che destruttura la narrazione obsoleta di un certo alpinismo di fronte ad un ambiente montano fragile e tuttavia potente, che non ha bisogno di sfide muscolari, ma di rispetto, tempo, ascolto. Di quella forza che non consuma, ma custodisce, di quella libertà che riconosce, nel rispetto e nella sostenibilità, non un vincolo, ma una condizione necessaria. In questo senso ViV, alla sua sedicesima edizione, si conferma un appuntamento in cui la ricerca, il confronto, l’attenzione alle nuove tendenze del verticale, possono fornire gli strumenti per ripensare la nostra relazione con le terre alte, e forse anche il nostro modo di abitare il mondo.

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